Beviamoci Sud, i nostri 10 migliori assaggi dei vini del meridione

Beviamoci Sud, una grande rassegna sui vitigni, terroir unici dal Lazio alla Sicilia, una qualità media dei vini che si conferma di grande livello.

Un panorama enoico ben rappresentativo dei vini del Meridione quello offerto al pubblico romano dalla V Edizione di Beviamoci Sud. Una tre giorni che ha permesso ad un migliaio tra wine lovers ed addetti ai lavori, un viaggio immersivo nelle realtà produttive del Sud Italia, eccellenze vinicole che custodiscono in molti casi un patrimonio culturale e pedoclimatico di nobili ed antichissime origini. Nelle sale del Grand Hotel Palatino di Roma, grazie all’organizzazione di Riserva Grande, affiancata dai giornalisti Andrea Petrini e Luciano Pignataro, si sono avvicendati anche tre Seminari-degustazione, voluti dai rispettivi Consorzi di Tutela, ed andati subito sold out.

L’Etna, i segreti dei suoi Versanti” e “Vesuvio, l’autoctono vulcanico”, nelle due masterclass hanno potuto esaltare le caratteristiche peculiari della viticoltura etnea e di quella vesuviana, che hanno rivelato due mondi vulcanici, storicamente vocati alla viticultura, ma neppure all’apparenza simili, capaci, come sono, di dar vita a vini di gran pregio e differente corpo e sfumature.

La Grande Bellezza del Sannio” ha consentito di riscoprire, in una degustazione “alla cieca”, la ricchezza di questo territorio, intriso di storia e cultura e dal grande valore enoico. L’offerta in degustazione ai banchi d’assaggio di Beviamoci Sud, era arricchita da ben 500 etichette, rappresentative di 80 cantine produttrici, e proposte anche ai banchi dei Consorzi di Tutela dei Vini del sud Italia.

In particolare il tasting delle singole referenze ha confermato il valore dei vini Etnei e la loro forte impronta territoriale, ben nota ai nostri lettori. Siamo quindi andati per voi alla scoperta degli “altri” vini del sud, con le loro diverse realtà vitivinicole, capaci di esprimere referenze molto interessanti interpretando al meglio i rispettivi territori.

1. Castello di Semivicoli Trebbiano d’Abruzzo Doc Sup 2019 – Masciarelli

Iniziamo il nostro tasting da un bel bianco made in Abruzzo. Dagli storici vigneti di solo Trebbiano abruzzese, che Gianni Masciarelli piantò negli anni ’90, adiacenti al Castello di Semivicoli, sapientemente restaurato da Marina Cvetic ed eredi Masciarelli, prende vita questo bianco corposo, quasi una riserva, dal sorso avvolgente e dal lungo potenziale di invecchiamento. Prima vendemmia nel 2004 per questo Trebbiano, frutto di sapiente crio-macerazione, che fermenta ed affina solo in acciaio, per poi riposare due anni in bottiglia. Colpisce per il suo naso importante, confermato da un palato di frutta tropicale, lime e papaya, che vira sulla mela disidratata e la frutta candita. 

2. Piluc Orange Wine 2017– Poggio alla Meta

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Ottenuto da una lunga macerazione di uve Passerina, autoctono laziale, che giunge a maturazione in epoca tardiva ed il cui nome ricorda come in vigna i passeri adorino “piluccare” i grappoli maturi. Azienda nata nel 1999 che valorizza vitigni autoctoni, ubicata in un territorio montano nel Parco Nazionale Abruzzo e Molise, versante Laziale. Questo vino è un prodotto biodinamico certificato Demeter, che non subisce filtrazione né chiarifica. Il suo bouquet interessante ed evoluto di fiori secchi, quasi da vino rosso, regala un sorso di buona persistenza, su note floreali e fruttate, lievemente tannico e di vibrante acidità.

3. Asprinio metodo Classico Mattia 2019 – De Angelis

Un oro antico brillante, per questo primo esperimento di spumantizzazione per quest’azienda che fa dell’Asprinio di Aversa il proprio fil rouge produttivo. Frutto di agricoltura biologica, da terreni ricchi di sali minerali che si concentrano nelle uve. 30 mesi sui lieviti per questo Millesimo 2019 sboccato a gennaio 2023. Una bollicina fine e persistente, per questo spumante delicato ed equilibrato, che emana sentori erbacei e tipicamente agrumati ed una spiccata acidità.

4. Capriccio della Marchesa, Fiano Daunia 2019 – La Marchesa

Un’azienda agricola a conduzione familiare, in provincia di Foggia, terra famosa per rossi Doc come il Cacc’e Mmitte e il Nero di Troia, che per un “capriccio” della proprietaria ha voluto produrre questo Fiano Igt.  Un bianco destinato all’invecchiamento, che fermenta ed affina in barrique, di un bel giallo dorato alla vista , che al naso si esprime su note di ginestra ed in bocca complessi sentori di miele, agrumi e frutta esotica. Scommessa vinta !

5. Principe G Bio 2019 – Dei Principi di Spadafora

Fermentazione spontanea da pied de cuve delle uve di Contrada Virzì a Monreale, da piante di oltre 25 anni, vinificato in assenza di solforosa ed a temperatura controllata in vasche di cemento, che riposa 12 mesi in vasca e 4 in bottiglia. Un Grillo di un bel corpo e grande intensità e freschezza, destinato a buona longevità. Ci regala un palato ricco e sapido che apre su note piacevoli di agrumi, e di frutta matura, evolvendo su sensazioni iodate. Un vino gastronomico capace di esaltare piatti della cucina territoriale, non solo di mare.

6. Giancarlo Ceci “Parco Marano” Nero Di Troia Doc 2017 – Giancarlo Ceci

Nero di Troia in purezza dall’Agro di Andria. Per questa cantina nata nel 2004 in piena Doc Castel del Monte, che esprime la sua filosofia produttiva nella particolare cura in vigna dove si ricerca un equilibrio tra aromi, acidi e zuccheri, grazie alla particolare attenzione all’epoca di raccolta. Affinamento 14 mesi in barrique di rovere francese per il Parco Marano, che prosegue l’evoluzione pazientemente in bottiglia. Il binomio tra Giancarlo Ceci e l’enologo Lorenzo Landi, coniuga perfettamente il rispettivo know-how, dando vita a questo rosso biologico dove il frutto domina la scena. Il calice sprigiona sentori, in particolare di  frutti rossi maturi, more ed amarena, smorzate da nuance  speziate di cardamomo e chiodi di garofano. Un autoctono elegante che nel tempo regalerà soddisfazioni!

7. Tintilia Di Majo Norante 2020 – Di Majo Norante

A questa cantina campagne di Campomarino Lido, nell’antico feudo dei Marchesi di Norante di Santa Cristina, va il grande merito della cantina di aver riscoperto e valorizzato varietà autoctone del Molise, come la Tintilia, vitigno antico che ama il clima mediterraneo ventilato, abituato a convivere con terreni piuttosto poveri, sciolti e sabbiosi. Macerazione sulle bucce per circa un mese, cui seguono 8 mesi in botte di rovere. Il vino completa l’affinamento con 6 mesi in bottiglia. Un calice pieno, morbido e vellutato, regala intense ed equilibrate note di frutti rossi e di sottobosco, sullo sfondo delicati sentori di cuoio e liquirizia. Gli arrosticini del vicino Abruzzo e le grigliate miste sono i suoi compagni ideali.

8. “Ripe del Falco” Cirò rosso Classico Sup. Riserva 2014 – Ippolito

Il Gaglioppo è vitigno marcante, identitario, ma ben lavorato da questa storica cantina trova, nel sapiente invecchiamento decennale della riserva in degustazione, rinnovata eleganza. La classica bottiglia deformata piemontese tipica del Travaglini, nasce dalla scommessa del nonno di Paolo Ippolito, che sosteneva come il gaglioppo fosse destinato a vita longeva , quantomeno pari al nebbiolo. I riflessi granati preparano ad un naso profondo di grande complessità ed intensità, di petali di rosa appassita, cenni di sottobosco, ma anche liquirizia, cuoio, tabacco e spezie. Di questo rosso importante, frutto della selezione in vigna del miglior Gaglioppo e del vincente connubio tra la tradizione vitivinicola e l’evoluzione generazionale della cantina Ippolito, nata nel 1845, colpisce la finezza dei tannini ed il finale persistente.

9. “La Firma” Aglianico del Vulture 2016 – Cantine del Notaio

È stata la prima etichetta di questa affermata azienda nata nel 1998, grazie ad un intuizione del dott. Gerardo Giuratrabocchetti, ed oggi è riconosciuta espressione esemplare di Aglianico del Vulture, e dell’indole stessa del territorio. Le uve di Aglianico, lasciate in pianta a leggermente sovramaturare fino alla prima decade di novembre, smussano le proprie tipiche durezze varietali. Affina in grotte naturali di tufo vulcanico, maturando per 12 mesi in barrique di rovere francese ed un anno in bottiglia. Complesso ed intenso con un naso intrigante che si apre in profumi di prugne mature e di bosco, chiudendo in un finale di liquirizia. La confettura che emerge al palato, e’ ben supportata da aromi di carruba ed amaretto. Finale balsamico con note pungenti di erbe aromatiche che invitano al sorso decisamente pieno, fresco ed avvolgente.

10. “Sava” Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg 2012 – Vinicola Savese Pichierri

Una delle eccellenze italiane apprezzate anche all’estero. Le uve di Primitivo da alberelli bassi, di oltre 40anni, danno vita a questa etichetta prodotta soltanto nelle annate più favorevoli e da rese bassissime. Appassimento in pianta e vinificazione a temperatura controllata, preludono alla particolare maturazione ed affinamento per almeno otto mesi, completato per una parte nei caratteristici “Capasoni”, giare di terracotta capaci di esaltare le peculiarità del vitigno. Il complesso bouquet si dispiega tra delicati aromi di amarena, piccoli frutti del sottobosco, fiori appassiti, confettura di prugna, ed ancora fichi secchi, tabacco e cioccolato. Di preziosa dolcezza, mai stucchevole grazie ad un perfetto equilibrio tra acidità, tannino ed alcol. Al sorso percezione tattile calda, profonda, esuberante e vibrante. Finale edonistico e lievemente amaricante che rimanda ad attimi meditativi ed infiniti abbinamenti gastronomici, che trovano nel cioccolato fondente uno dei compagni ideali. 

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