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L’addomesticazione della vite solo primaria? Almeno in Portogallo sembra proprio di no

Comunemente si ritiene che si abbiano le circa 10.000 varietà di vite coltivata dall’addomesticazione della Vitis vinifera ssp sylvestrys in Oriente, probabilmente in Georgia o in Armenia, e che da lì il processo dell’addomesticazione si sia fermato.

Invece, uno studio portoghese, diretto da Jorge Cunha, ha stabilito che almeno un quarto delle viti presenti in Portogallo abbiano avuto un’addomesticazione secondaria o vi sia stato verificato un processo di introgressione, ossia quel processo per cui i geni di una popolazione, che può essere selvatica, vengono trasferiti ad un’altra popolazione, che può essere coltivata, tramite incrocio.

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Questo studio ha trovato in particolar modo una stretta relazione genetica tra il Barcelo e il Branjo ed alcune viti selvatiche ancora presenti nell’Alentejo. Le corrispondenze tra le specie coltivate e quelle selvatiche non si fermano qui. Infatti, le correlazioni sono anche
ampelografiche, grappoli spargoli e piccoli, oltre che organolettiche, elevata acidità.

Non sono solo il Barcelo e il Branjo a dimostrare una relazione genetica con le viti selvatiche ancora presenti nell’Alentejo, ma anche la maggior parte delle varietà di uve della regione dei Vinhos Verdes, nonostante in tale luogo non sono più presenti viti selvatiche. Interessante da notare che anche le uve della regione dei Vinhos Verdes posseggono le stesse caratteristiche delle uve selvatiche come l’alta acidità e il basso contenuto di alcol.

In aiuto dello studio vengono anche i dati fossili e archeologici che suggeriscono un’interazione umana con le uve selvatiche già nel VII secolo a.C in Portogallo.

Quindi, è stata l’addomesticazione della vite solo primaria? Almeno in Portogallo sembra proprio di no. Tuttavia, servono ulteriori studi per confermare la tesi di Cunha e del suo gruppo di ricerca ed il fatto che si stanno perdendo tanti esemplari di vite selvatica, anche in Portogallo, non aiuta a fare chiarezza.

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