L’esclusiva isola caraibica di Saint Barth, nome intero Saint Barthélemy, nelle Antille francesi a 25 km dall’isola di Saint Martin, da oltre 25 anni è frequentata dalla famiglia Signorini.
Saint Barth, è un’isola francese, abitata da 9.000 persone che nell’estate diventano oltre 35.000, per metà progenie di antichi pescatori sbarcati dalla Bretagna,e digiganti biondi venuti dalla Svezia che la possedette dal 1784 al 1877, per cui non vi trovate popolazione di colore. Riacquistata dalla Francia nel 1878 è divenuta residenza di vacanza di ricche famiglie del calibro di Ford, di Rothschild, di Rockefeller, ed è risaputo che dove sono i ricconi spuntano come funghi magnati, personaggi dello spettacolo, dello star system, della moda, del divertimento, del jet set. Insomma, a St. Barth potete incontrare lo star system, yacht enormi, macchinoni, tassisti che usano la Porsche Cayenne, anche perché l’isola è porto franco.

Filippo Signorini pensò di unire il beato soggiorno caraibico agli affari per cui ebbe l’idea di creare e distribuire, alla maniera dei négociant francesi, un vino che fosse l’espressione estrema del lusso, del piacer vivere, del fashion, dell’esclusività, quale allora meglio di uno Champagne, che non fosse i soliti Louis Roederer, Krug, Crystal, Moet & Chandon, Dom Pérignon, ecc. troppo diffusi ed inflazionati?

Scopre quindi un récoltant manipulant, un viticoltore che produce uva a 4 km a sud di Epernay, nel villaggio di Monthelon nel cuore della Champagne, si fa produrre allora su sue etichette 4 champagne particolari, che distribuisce col suo marchio “Saint Barth Rêver Ouanalao”, quest’ultima parola è l’antico nome indigeno dell’isola. Una produzione limitatissima, sono 4-5.000 bottiglie tra: Réserve, Tradition, Blanc de Blancs e Rosé. Signorini riesce a creare sui suoi Champagne un’immagine di esclusività, di prodotto alla moda, ricercato; alzare un calice di Saint Barth diventa simbolo della gente che conta o almeno della gente che vuole contare e mettersi in mostra.
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Degustiamo “Réserve“, non millesimato, un blend di Chardonnay 50%, Pinot Noir 30%, Pinot Meunier 20%, sui lieviti per 24 mesi.

Nel piccolo calice colore paglierino con riflessi tra il dorato e il verdolino; all’olfatto note di pasticceria, seguite dai sentori dei lieviti e di una sottile crosta di pane, è complesso racchiudendo un sottofondo di cappero, salvia, rosmarino, di frutta bianca, affascinante e pulitissimo; al palato le bollicine sono molto fini e abbastanza persistenti, richiama i sentori olfattivi, una bella freschezza e un’acidità a punto, è armonico, un brut senza sensazioni troppo secche che si fa bere piacevolmente, insomma uno champagne indovinato che merita il successo ottenuto, universale, che va bene a solo, in aperitivo e per il tutto pasto. Il prezzo è adeguato all’immagine che rappresenta: esclusività anche economica.
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