Ci sono vitigni conosciuti e caratteristici di un territorio ed altri che restano celati, come l’Aglianicone cilentano, in attesa di essere riscoperti, portati alla luce e compresi. Questi ultimi non sono di minore importanza o meno caratteristici rispetto ai primi.

La Campania, e più nello specifico il Cilento, è una terra che si presta particolarmente a queste scoperte. Patria della dieta Mediterranea, in quanto la comunità di Pollica nel Cilento è una delle comunità emblematiche, riconosciute dall’UNESCO nel 2010, della stagionalità e della varietà di prodotti, il Cilento è una terra dove si è fatto di tutto per proteggere un importante biodiversità vinicola.

L’Aglianicone del Cilento, un vitigno autoctono riscoperto tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del 2000, rappresenta il vero e proprio diamante del panorama vitivinicolo cilentano. La sua storia affascinante, le sue caratteristiche uniche e il territorio in cui viene coltivato lo rendono un vino di grande valore e interesse.

Il vitigno, già menzionato nel 1596 da Andrea Bacci, ha subito un periodo di declino negli anni ‘50 del Novecento, per poi essere riscoperto e valorizzato negli ultimi decenni. Studi recenti suggeriscono che è il padre dell’Aglianico, uno dei vitigni più rinomati della Campania.

Al momento ne sono stati scoperti cinque biotipi:

  1. Aglianicone di Monteforte Cilento
  2. Aglianicone di Castel San Lorenzo A
  3. Aglianicone Amaro o Aglianicone di Castel San Lorenzo B
  4. Aglianicone di Campora o Aglianicone del Corvo
  5. Aglianicone di Postiglione

L’Aglianicone cilentano si distingue per la sua resistenza alla siccità e alle malattie, la precocità di maturazione, l’elevato contenuto di zuccheri e l’acidità media. Queste caratteristiche lo rendono un vitigno versatile, capace di produrre vini di alta qualità. Il vino prodotto si contraddistingue per la sua opulenza, la minor tannicità rispetto all’Aglianico e un grande equilibrio tra le componenti acide e morbide. Le sue proprietà chimiche, nutraceutiche ed organolettiche variano a seconda della zona di produzione, offrendo un’ampia gamma di espressioni uniche.

Castel San Lorenzo, nel cuore del Cilento, è la patria dell’Aglianicone cilentano. Qui, questo vitigno ha ottenuto il riconoscimento DOP/DOC nel 2011, grazie all’enologo Giuseppe Capo ed al dottore Michele Manzo, a testimonianza della sua eccellenza e del legame profondo con il territorio. La riscoperta di tale vitigno ha dato nuova vita a Castel San Lorenzo, offrendo nuove opportunità di sviluppo enoturistico.

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L’Aglianicone di Castel San Lorenzo vanta una storia antica e ricca, risalente addirittura al 1900. Testimonianze raccolte dall’enologo Giuseppe Capo raccontano di una florida produzione in quell’epoca, con diversi quintali di Aglianicone di Castel San Lorenzo destinati anche all’esportazione verso l’America. Nel 1940, quest’ultimo rappresentava il 90% delle uve coltivate nella zona. Tuttavia, la fillossera e le basse rese ne decretarono la quasi totale scomparsa. Fu intorno al 1960 che, il giovane enologo Giuseppe Capo ebbe la possibilità di osservare l’ultimo campo di Aglianicone coltivato secondo le antiche tradizioni, maritato ad olmi, pioppi e fichi bianchi del Cilento. Purtroppo, poco dopo, il campo venne estirpato per far posto prima ad un campo di grano e poi ad un vigneto a spalliera di Trebbiano e Barbera. Negli anni ’80 del Novecento, divenuto enologo, Giuseppe Capo si dedicò alla ricerca dei ceppi superstiti di Aglianicone di Castel San Lorenzo. Dopo anni di ricerche, nella località Giuprino del comune di Felitto, trovò un vitigno pre-fillosserico e franco di piede. La sua sopravvivenza era dovuta alla sua posizione nel pietrame di confine di una siepe ed al fatto che aveva sempre germogliato nonostante le annuali bruciature e tagli. Da questa preziosa scoperta, l’enologo Capo iniziò a recuperare le marze e a creare nuove barbatelle. Solo nel 1999, grazie a un progetto di recupero dei vitigni minori condotto dall’Università di Portici, dal Se.SI.R.CA della Regione Campania e dalla Val del Calore s.c.a.r.l., fu possibile reimpiantare 100 barbatelle di Aglianicone Castel San Lorenzo su portainnesto SO4.Oggi, l’Aglianicone di Castel San Lorenzo vive una nuova stagione, testimone della tenacia e della passione di chi ha creduto nella sua rinascita. Un vino che rappresenta un patrimonio storico e culturale inestimabile per il territorio cilentano.

Ormai sono circa una decina le aziende che producono questo vitigno. Di seguito l’analisi sensoriale di tre vini prodotti. Tutti si presentano di colore rosso rubino, limpido e vivace.

Rachia 2019 Castel San Lorenzo DOP, azienda agricola Chiara Morra in Castel San Lorenzo

All’olfatto si percepisce chiaramente la ciliegia, frutti di bosco e ginepro. Al gusto appare secco, delicato, poco tannico e frescoIl suo abbinamento perfetto è un maiale succulento al pepe verde.

Prodigo 2022, Azienda Agricola Scairato in Castel San Lorenzo.

All’olfatto si percepisce vaniglia, tabacco, ciliegia e liquirizia. Al gusto appare secco, mediamente tannico e strutturato. Si può facilmente abbinare a delle braciole o a un ragù di carne.

Misterioso 2020, Azienda De Conciliis, in Prignano

All’olfatto si percepisce la ciliegia, la cannella, la prugna rossa e delle note di sottobosco. Al gusto è secco,mediamente tannico, morbido e caldo. Risulta perfetto l’abbinamento con lo sfriunzolo, un piatto cilentano fatto di guanciale e peperoni conservati sott’olio o sott’aceto.

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