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Bricco dell’Uccellone di Braida, prima vendemmia 1982, compie 40 anni, il vino che Giacomo Bologna produsse rilanciando l’uva Barbera.

Se esiste un vino dalle numerose e variegate sfaccettature, la cui produzione non presenta un chiaro ed evidente filo conduttore delle caratteristiche, questo è la Barbera, che spazia da vino di larga diffusione sino ad un prodotto di medio e di gran pregio.
I chiari segnali di una qualificazione sono da far risalire all’inizio degli anni sessanta, è fu subito evidente che il valore aggiunto del territorio era il principale fattore da cui far iniziare una riscoperta della qualità, per una Barbera autentica ed elegante, cercando di contenere le produzioni di massa che la impoverivano.

La Barbera, vitigno dalla grande anima ruvida, ma nello stesso tempo calda e potente, agli inizi degli anni ottanta riesce così a donare finalmente il meglio di se con prodotti di prestigio, la crescita media qualitativa è quindi determinata da una maggiore cura nel vigneto con una riduzione della resa d’uve per ettaro, un’applicazione costante e mirata per migliorare le tecniche di cantina, ed un utilizzo sempre più diffuso e giustamente dosato dell’affinamento in botti di rovere, di grandi e piccole dimensioni, che ha portato a risultati eccellenti, ed ha permesso di evidenziarne l’adattamento all’invecchiamento, migliorandone le caratteristiche più negative, ovvero, l’elevata acidità, la scarsità dei tannini e la precoce caduta di colore.

Grande merito è da attribuire quindi a quei produttori, che nel corso degli anni hanno scommesso sulle grandi potenzialità di questo antico vino, ed oggi la Barbera si impone all’attenzione dei mercati internazionali con splendidi esemplari, che però ad onore del vero non sono ancora numericamente rilevanti a fronte di una cospicua produzione.

Giacomo Bologna seppe pensare in grande: la sua “ricetta” si basò sulla selezione dei cru, le rese molto più basse dell’ordinario e l’affinamento del vino in barrique di rovere francese per donare al vino eleganza e struttura. Questi furono gli strumenti principali per rivendicare dignità e dare nuova enfasi a uno dei vitigni principali del Piemonte, inaugurando per la Barbera una fase rivoluzionaria che fu presto presa ad esempio da gran parte degli altri produttori.
Tre anni dopo la prima vendemmia, all’uscita in commercio di questa bottiglia che all’epoca era etichettata come “vino da tavola”, il successo fu travolgente.

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Il primo grappolo del 2022 di questa Barbera è stato vendemmiato il 12 settembre. Una nuova sfida, secondo Giuseppe Bologna, proprietario dell’azienda insieme alla sorella Raffaella: “Dal 1994, quando raccolsi totalmente la responsabilità della produzione in azienda, ne ho viste di annate strane… Questa è sicuramente senza paragoni, una vendemmia storica ma allo stesso tempo senza riferimenti storici applicabili: emozioni del tutto nuove”.

Alcune curiosità:

  • L’Uccellone era il soprannome di una donna che viveva nella collina delle vigne. Il suo naso ricordava il becco di un uccello, in più vestiva sempre di nero: questo le valse il soprannome in paese. Da qui il nome Bricco dell’Uccellone.
  • Sin dalla prima vendemmia, 1982, l’etichetta del Bricco dell’Uccellone non è mai cambiata: insieme all’etichetta de La Monella fu il primo lavoro di Giacomo Bersanetti e Chiara Veronelli, quando la disegnarono la loro agenzia doveva ancora nascere.
  • In etichetta il Bricco reca con orgoglio l’indicazione “Barbera di Rocchetta Tanaro” dal 1982 al 1994, poi il disciplinare cambia a Barbera d’Asti DOC.
  • La prima annata di Bricco dell’Uccellone fu prodotta in 9.800 bottiglie.
  • La bottiglia del 1985 ha la capsula di un colore più scuro delle altre.
  • La bottiglia della vendemmia 1993 è diversa da tutte le altre, leggermente più alta, per via di un blocco della produzione in Francia.
  • La prima bottiglia con la serigrafia Braida, per evitare il rischio di contraffazioni, è quella della vendemmia 2004.
  • L’unica vendemmia non prodotta è stata la 2002, per le condizioni climatiche avverse.
  • La prima annata a riportare la DOCG Barbera d’Asti è la 2008.
  • Diversi animali domestici e alcuni cavalli sono stati battezzati Bricco dell’Uccellone.
  • Nel 2015, in occasione dei primi trent’anni dall’entrata in commercio del Bricco dell’Uccellone, è stato costruito un racconto corale con foto, storie e aneddoti su questo vino.

L’assaggio del millesimo 2017
Proviene dall’omonimo vigneto sui bricchi di Rocchetta Tanaro in provincia di Asti, la resa è di 50 quintali per ettaro. Questo super cru di Barbera è nato per volere di Giacomo Bologna, il quale intuendo le grandi caratteristiche di quest’uva è riuscito a sfruttare perfettamente tutte le potenzialità che il connubio con le piccole botti di rovere poteva donare. La vendemmia manuale d’uve selezionate, in quest’annata è avvenuta precocemente a Settembre, la vinificazione con macerazione sulle bucce si è protratta per venti giorni, con accurati rimontaggi. Il vino è maturato in barriques, secondo un criterio di proporzionalità di età del legno, per dodici mesi, cui ha fatto seguito un altrettanto periodo di affinamento in vetro.
Nel bicchiere presenta un accattivante colore rosso rubino impenetrabile, di gran consistenza estrattiva, il naso è ricco, di notevole concentrazione e spessore, mora ed amarena sotto spirito, con un suadente sottofondo di spezie mentolate, vaniglia e liquirizia.
Al palato è caldo, di notevole struttura, avvolgente, belle note di freschezza e tannini equilibrati, riuscito l’amalgama dei caratteri del vitigno e dell’apporto dosato del legno, in un insieme di grande morbidezza e gran classe, con una persistenza aromatica intensa di frutta polposa lunghissima. Una Barbera elegante, d’intensità gusto-olfattiva straordinaria.

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