Nel giorno del suo centesimo compleanno, il Consorzio Vino Chianti Classico presenta il suo Manifesto di Sostenibilità.

Oggi in un convegno nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze, il Consorzio del Chianti Classico ha presentato una sorta di impegno programmatico, un progetto su misura per il territorio e le aziende del Gallo Nero, ambizioso ma anche inclusivo, pensando al futuro della denominazione.

Sostenibilità e identità territoriale: due le parole chiave alla base di un impegno programmatico, un manifesto di intenti, per il futuro della denominazione Chianti Classico e del suo Consorzio, il più antico d’Italia. Si parte proprio da un confronto, ascoltando, sul tema della “sostenibilità e identità territoriale”, gli interventi dei rappresentanti di alcune fra le più illustri denominazioni e grandi vini del mondo: Champagne, Borgogna, Porto e Douro, Oregon e Barolo. A seguire il Chianti Classico ha presentato il suo Manifesto di Sostenibilità, la visione di un Chianti Classico sostenibile sia come sistema imprenditoriale sia come mezzo di salvaguardia del territorio, per poterlo restituire intatto alle generazioni future.

Una data importantissima, il 14 maggio del 1924 furono 33 lungimiranti viticoltori a decidere di creare il Consorzio: la loro visione fu quella di credere nell’unità di intenti, nella forza della collettività, di investire nell’aggregazione uscendo dalla miopia del singolo interesse privato, perché solo così si poteva gestire una produzione che potesse parlare di un intero territorio.

A distanza di un secolo, il Consorzio del Chianti Classico, con 500 aziende aderenti, si fonda sugli stessi valori di allora e vuole celebrare questo anniversario non solo attraverso la memoria del percorso compiuto, la cui ricostruzione puntuale è l’oggetto del libro “Sulle tracce del Gallo Nero” frutto della penna di Daniele Cernilli, ma soprattutto aprendosi al confronto sui temi del futuro.

Giovanni Manetti nel corso del suo intervento

“Abbiamo atteso fino ad oggi ad affrontare, come Consorzio, il tema così attuale della sostenibilità, per potergli dare una caratterizzazione, un’identità specifica che fosse in grado di evidenziare ed esaltare i caratteri distintivi della nostra denominazione e del suo territorio di produzione – afferma Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio – Un manifesto che siamo certi i nostri viticoltori accoglieranno e renderanno vivo e attivo, fino a farlo diventare un vero impegno di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni

Il Manifesto di Sostenibilità del Chianti Classico propone, infatti, una corposa serie di regole con l’intento di ridurre l’impatto ambientale, tramite una gestione del territorio, delle superfici produttive e dei boschi, volta a preservarne le caratteristiche, le potenzialità, il paesaggio e la biodiversità, e di valorizzare la crescita e l’affermazione delle risorse sociali e culturali di questo territorio unico al mondo. Le regole d’indirizzo sono  numerose, ambiziose e distintive della denominazione e del suo territorio.
Il lavoro del Consorzio include elementi innovativi ispirati dallo studio del paesaggio culturale del Chianti Classico avviato nel 2018 dalla Fondazione della Tutela del Territorio Chianti Classico per la candidatura UNESCO, che ha contributo ad esaltare i tanti volti di questo territorio che lo arricchiscono, che accompagnano la produzione del vino Chianti Classico e da sempre impegnano le aziende oltre alla viticoltura.

I viticoltori del Gallo Nero che già hanno compiuto moltissima strada nella direzione della sostenibilità, potranno scegliere quelle che maggiormente si adattano alle loro caratteristiche specifiche, alla loro identità, ai loro programmi.
Carlotta Gori, Direttrice del Consorzio:“Un progetto ambizioso che pone il patrimonio culturale del territorio come suo eccezionale fattore identitario che accompagna il vino Chianti Classico, aumentando sempre più la sua tipicità e la sua territorialità, ma anche inclusivo per far crescere, tutti insieme, la sostenibilità territoriale secondo un cronoprogramma che permetterà ai viticoltori di interpretare nel tempo il percorso che il Consorzio vuole tracciare”

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