Nuove misure per la Spagna vitivinicola che per la raccolta 2023 dovrà fare ricorso alla distillazione di crisi a causa di giacenze troppo alte in particolare, in due aree del territorio iberico.

Dopo un 2022 da record in termini di vendite all’estero, ora la Spagna deve correre ai ripari per rimettere in piedi un mercato a rischio tra eccessi di giacenze e flessione dei consumi interni, facendo ricorso alla distillazione di crisi. Si tratta della trasformazione in alcol del vino prodotto in eccedenza, remunerato poi con dei fondi pubblici.

Tra i gravi problemi che il Paese deve fronteggiare rientra il calo dei consumi interni infatti, prima della crisi da Covid-19, a febbraio 2020, si raggiunse il massimo storico oltre gli 11,1 milioni di ettolitri. Dopo un anno, a febbraio 2021, i consumi erano, invece, ai minimi (8,8 mln di ettolitri). Tuttavia, nonostante la crisi pandemica fosse ormai in fase di risoluzione, nei 12 mesi successivi non c’è stata l’attesa ripresa ma una discesa degli indici di quasi 10% in un anno.

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Adesso i produttori devono fare i conti con l’avvicinarsi della raccolta 2023 e soprattutto con livelli di stock superiori ai 78 milioni di ettolitri. Una situazione che ha spinto sindacati e cantine cooperative a sollecitare un intervento del Governo attivando la distillazione di crisi, in particolare due aree ben precise: la Catalogna ed Extremadura.

L’ipotesi della distillazione di crisi anche in Italia diventa concreta visto la presenza di numeri sempre più alti (anche ad aprile 56,6 milioni di ettolitri, +5% rispetto allo stesso periodo del 2022). Mentre Francia (2,5 milioni di ettolitri) e Spagna (3) hanno già deciso di ricorrere alla distillazione di crisi, l’Italia riflette sulla possibilità di attivare questa soluzione.

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