Tra le 10 tendenze di drink e cocktail segnalati dall’esperto Stefano Nincevich, lo Spritz si conferma ancora una volta tra gli intramontabili mentre cresce la richiesta di bevande a bassa gradazione alcolica.

In questi ultimi anni il mondo della Mixology è riuscito a crescere in modo esponenziale a livello internazionale. Le tecniche di miscelazione sono state affinate, le competenze e le conoscenze dei barman sono sempre più elevate e la capacità di saper unire con arte gli ingredienti ha portato a ridefinire la professione del barman classico in quella più di tendenza del “Barman Mixology”.

E come nel mondo del vino, anche la mixology conosce una crescita delle preparazioni free e low alcol, la cura e la ricercatezza di questi drink raggiungono quelle dei tradizionali cocktail alcolici, per garantire qualità e raffinatezza a qualsiasi livello di gradazione riuscendo a coinvolgere un numero di persone sempre maggiore.

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A tal proposito, Stefano Nincevich editorialista di Bargiornale, storica rivista dedicata al mondo dell’Horeca, ha pubblicato una classifica con le 10 tendenze di drink e cocktail che saranno più in voga dal prossimo anno nel mondo della miscelazione.

Bere circolare

Il mantra del prossimo anno sarà: inutili sprechi, prestare attenzione all’energia e supportare l’economia circolare. Le opportunità sono molte: partendo dalla ricetta del cocktail con prodotti di stagione, del territorio e l’utilizzo degli scarti.

Pronti da bere

Al via i cosiddetti “pronti da bere“, per portarsi a casa o al bar un mix già pronto. Secondo l’Istituto di ricerca londinese Iwsr, la crescita di questa categoria si attesta intorno all’8% nei 10 maggiori mercati mondiali. Tornando in Italia, l’Osservatorio Tracking Grossisti Iri indica una crescita, negli ultimi due anni, pari al 192% a volume e del 70% a valore; numeri importanti ma “Nel nostro Paese il segmento è ancora residuale; si tratta di una super nicchia – spiega su Bargiornale Nincevich – che registra lo 0,8% del mercato a volume e il 0,1% a valore. I ready to drink rappresentano un’alternativa non solo per il consumatore finale, ma anche per tutte quelle attività che hanno necessità di sfornare tanti drink in tempi rapidi”.

Ritorno al passato

Ritornano in voga il Cosmopolitan e l’Espresso Martini di Dick Bradsell. Voglia di passato rivisitato un po’ in tutto il mondo, tanto è vero che sul podio della classifica dei 50 drink classici più venduti nei migliori bar del mondo, stilata da Drinks International, in occasione di The World’s 50 Best Bars, vediamo Negroni, Old Fashioned e Dry Martini. 

Viva l’amaro

Anche gli amari più classici, possibilmente meno amari, cominciano a lasciare il dopo pasto per far parte nel mondo dell’aperitivo.

Figli del vino

Che siano vermouth o brandy, anche per loro tempo di revival e tornano in auge, grazie agli appalusi della generazione Z (nati dal 1997 al 2012).

Intramontabili

Non mancano gli intramontabili, Spritz in testa. Vanno forte anche Americano e Pisco nelle due versioni Sour e Punch.

Eterno Gin

Il Gin Tonic è stato protagonista durante i mesi del lockdown per moltissimi italiani e il gin di per sé è presente in dieci tra i cocktail più amati, il tutto racconta di una crescita fuori del comune in termini di quantità e di etichette.

Poco o niente alcol

Basso grado alcolico oppure zero alcol, li chiamano anche No&Low; secondo le stime, siamo a un giro di affari che si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari nel mondo. I consumatori del No&Low stanno aumentando anche in Italia.

Bevi salutare

Dal 2017 ad oggi, il mercato delle bevande salutistiche è praticamente raddoppiato, classificato come “juicing” include succhi di frutta, matcha e tè, soda drinks, acqua aromatizzata e, in generale, tutti gli healthy drink di cui il mercato si è rapidamente arricchito.

Cocktail gastronomici

I gastrodrink sono quelli che mettono insieme cucina e bar ma con attenzione, come spiega Nincevich: “Sono le ricette di cocktail realizzate con metodi di produzioni e attrezzature tipiche della cucina. É la cucina liquida, ma è anche l’arte del pairing. Non è una cosa nuova. Anzi è antichissima. L’aperitivo liquido (drink) accompagnato dall’aperitivo solido esiste dai tempi de L’Ora del Vermouth. Un rito antico della città di Torino durante il quale si usava sorseggiare il vermouth con un goccio di soda. Lo chiamavano il vermuttino. Da questo paleo-aperitivo ottocentesco nasce il rito dell’aperitivo moderno”. 

Fonte: La Repubblica

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