Il Prosecco DOC Rosé sta registrando numeri importanti segnando il trend di un mercato in costante crescita.

Le bollicine rosate italiane sono riuscite immediatamente a conquistare i consumatori di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Germania e al Regno Unito, fino all’Estremo Oriente, superando ogni aspettativa. L’eleganza e il profumo floreale, il perlage fine e persistente, il gusto morbido ma nello stesso tempo più strutturato e complesso per la presenza dei tannini, sono queste le caratteristiche che rendono così accattivante e unico il Prosecco DOC Rosé, frutto, oltre che della classica uva a bacca bianca tipica del Prosecco – la Glera –, anche di una percentuale di Pinot Nero, vitigno internazionale particolarmente vocato per la spumantizzazione. Sono quattro le tipologie disponibili del Prosecco DOC Rosè, solo nella versione spumante: brut nature, extra brut, brut ed extra dry. La rifermentazione avviene in autoclave secondo il metodo Charmat e rispetta una durata minima di 60 giorni, dopo di cui avviene l’imbottigliamento.

Immesso nel mercato verso la fine di uno degli anni più complessi per il commercio, il Prosecco DOC Rosé ha raggiunto lo scorso anno la quota di produzione di oltre 70 milioni di bottiglie, numeri incredibili per un nuovo prodotto da poco immesso nel mercato.

A tal proposito, la ratio che ha portato alla nascita di questo prodotto, sviluppato e seguito da uno studio condotto dal Consorzio nel 2018, è che risultava ancora molto confusa la percezione del consumatore nei confronti degli spumanti rosati, per questo motivo è nata l’esigenza di fare chiarezza. E’ così che il Consorzio ha deciso di uniformare e regolamentare la produzione, e di origine certificata, identificandolo con il territorio di produzione e rendendolo riconoscibile. L’Art. 2 del Disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini “Prosecco” riporta che: “La tipologia spumante rosé prevede la seguente composizione di varietà di viti: Glera minimo 85%, massimo 90%; Pinot nero vinificato in rosso minimo 10%, massimo 15%. Detta composizione permette di ottenere la colorazione ‘rosé’”.

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Prosecco Rosè

Non solo una moda quindi, ma un vero simbolo di qualità ed eleganza ma anche divertimento e convivialità sono i pensieri che il consumatore associa al Prosecco Rosé: “Se questo trend continua, possiamo azzardare che presto il Prosecco Rosé costituirà circa il 90% dell’intera produzione di rosati italiani afferma il Consorzio di tutela che da Treviso gestisce un colosso enologico con oltre 24mila ettari di vigneti, 11mila viticoltori e 1.169 aziende vinificatrici in grado di mettere sul mercato oltre 600 milioni di bottiglie per un giro d’affari che supera i 3 miliardi di euro, realizzati per il 78% all’estero. 

I più grandi amanti oggi di questo vino non sono solo le donne, come spesso si è affermato impropriamente ma sono anche i millennials i principali fruitori perché si riconoscono in una proposta che li rappresenta ed è adatta ad ogni occasione.

l lancio del Prosecco Rosé ha rivoluzionato anche il modo di percepire il Prosecco, in positivo; la percezione di maggiore qualità e valore è nettamente cresciuta, posizionando questo vino su una fascia medio alta in Italia e nel panorama internazionale.

Fonte: Consorzio Tutela Prosecco DOC

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