Migliorare la resilienza idrica dei vigneti nell’areale dei Colli Piacentini, dove sono censiti circa 5.300 ettari di vigneto e dove la coltura della vite ha una lunghissima tradizione.

Questo l’obiettivo di Resil-Vigna, il progetto che si propone di trovare una soluzione all’effetto dei cambiamenti climatici, a causa dei quali i vigneti italiani sono e saranno sempre più sottoposti ad uno stress idrico causato dalla carenza di precipitazioni. Partito ad aprile 2020, “Tecniche di miglioramento di resilienza ed efficienza idrica per i vigneti dell’areale piacentino” è arrivato a conclusione e per presentare i risultati ottenuti l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, capofila del progetto, ha organizzato un convegno lo scorso 29 giugno a Piacenza.

Il piano di attuazione di Resil-Vigna è stato articolato secondo quattro azioni mirate ad accrescere la resilienza idrica del vigneto in un territorio ove, ad oggi, il ricorso all’irrigazione è pressoché inesistente sia per ragioni di carattere impiantistico, sia per l’oggettiva difficoltà delle aziende vitivinicole di accedere alla risorsa idrica, intervenendo con agritech, scelte varietali, buone pratiche di gestione delle piante e del suolo. Le azioni hanno considerato sia l’innovazione del materiale genetico, sia la gestione della chioma e del suolo anche in funzione di una progressiva integrazione delle tecniche Ict di monitoraggio ambientale per un approccio più corretto e razionale alla diagnosi di effettivo stress idrico.

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Nel dettaglio, è stata realizzata una caratterizzazione del comportamento agronomico del vitigno Barbera innestato su due nuovi portinnesti, noti per essere particolarmente tolleranti alla carenza idrica, in raffronto a due portinnesti tradizionali di riferimento. Secondo le evidenze portate alla luce dal progetto Resil-Vigna, la gestione della risorsa idrica deve essere affrontata con una visione olistica, che prenda in considerazione tutti i fattori che influiscono sulla disponibilità di acqua all’interno del vigneto.

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