Consorzio Asti Docg

L’Asti, primo spumante Metodo Classico italiano, diventa oggi sempre più protagonista a tavola grazie all’intuizione e alla fantasia di brillanti chef e pizzaioli italiani, proprio come Francesco Calò.

L’Asti Spumante Docg nato grazie all’intuizione di Carlo di Gancia il quale, nel 1865 in Piemonte, applica al Moscato bianco il metodo di spumantizzazione appreso in Champagne. E questo prima che, proprio all’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, Federico Martinotti perfezionasse il metodo più semplice e più adatto alle uve aromatiche che prenderà il suo nome. Non solo: nel giugno del 2014, il paesaggio vitivinicolo di Langhe, Roero e Monferrato, costituito da 5 aree vitivinicole, tra cui Canelli e “l’Asti Spumante”, è riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco visto anche il fascino delle cattedrali sotterranee.

Un orgoglio italiano, quindi, protetto e promosso dal Consorzio per la Tutela dell’Asti costituito nel 1932, il primo tra i consorzi piemontesi e tra i primi in Italia, a testimonianza della centralità di tale produzione per l’economia della regione. Questo racchiude al suo interno tutti i soggetti che animano la filiera produttiva della Denominazione di Origine Controllata e Garantita nelle due tipologie: Asti Spumante e Moscato d’Asti. Non solo la provincia di Asti ma anche quelle di Alessandria e Cuneo, per un totale di 51 comuni, rientrano nell’areale produttivo delle uve Moscato bianco atte alla produzione di questo vino aromatico e accattivante.

Le due tipologie condividono l’uva di partenza e la zona di produzione ma il primo, l’Asti Spumante si caratterizza per una maggiore pressione, maggiore forza della bolla rispetto al Moscato d’Asti che possiede un minore grado alcolico e una maggiore concentrazione zuccherina.

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Quando si parla di abbinamento non sempre risulta semplice capire la combinazione perfetta tra piatto e bollicine. La versione più classica è perfetta con il mondo dei lievitati che negli ultimi anni hanno conquistato le tavole delle feste più popolari come panettoni, colombe e simili, non solo per la concordanza ma grazie all’armonia tra le sensazioni burrose, le note tipiche della lievitazione, di canditi e aromi agrumati con la fragranza di frutta, erbette e fiori freschi del Moscato.

Scelta che ricade anche nel mondo dei lievitati salati come quella adoperata in modo vincente da Francesco Calò, pugliese di nascita, pizzaiolo per vocazione ed imprenditore che guarda al mondo per scelta, sia uno che ama le sfide, si capisce subito. È stato così nel 2016 quando ha aperto Via Toledo Enopizzeria a Vienna e ha rotto lo schema classico pizza-birra, puntando e investendo sulla cantina.

Ha perfezionato il pairing pizza gastronomica – etichette di pregio, in un matrimonio di gusto e cultura che diventa esperienza. La selezione in carta di referenze esclusivamente italiane scelte per territori ed annate è ormai consolidata e racconta la grande attenzione riservata al servizio del vino. Una scelta che gli ha portato il premio Best Wine List 2023 – Asti DOCG Award per 50 Top Pizza Europa 2023, consegnatogli nella cerimonia di Barcellona.

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