Identità territoriale, lavorazione artigianale, tempo ed equilibrio: sono questi gli ingredienti per dare vita a vini della Valpolicella di qualità secondo Burato Wines, giovane realtà vitivinicola di Marcellise, a nord est di Verona, che prende il nome dal suo fondatore Andrea Burato.

Io non ho fatto niente, solo il movimento giusto nel tempo giusto“: come si evince da questo claim, l’approccio enologico di Burato è un approccio lento, di ascolto paziente della natura e del susseguirsi delle stagioni, che mira in ogni suo aspetto a far parlare il territorio da cui il vino proviene. Per Burato ogni grande vino non può che derivare da un’attenta selezione delle parcelle migliori, per composizione del suolo ed esposizione, delle forme di allevamento e del vitigno stesso. Non solo: l’uomo deve limitare il più possibile i suoi interventi in vigna, assecondando il corso della natura e limitandosi a dettare i tempi di coltivazione, produzione e affinamento. Solo così, lasciando che la terra possa esprimersi “come lei vuole” e che sia il tempo a scegliere il momento giusto, il vino può trasmettere autenticamente il proprio territorio.

Andrea Burato – imprenditore vicentino classe 1975 – ha avuto la fortuna di crescere a Marcellise, una delle vallate più vocate per fare vini eleganti e longevi, dove ha potuto sviluppare la sua interpretazione inaspettata della Valpolicella. Qui Burato insegue standard qualitativi elevatissimi impegnandosi non solo in un’accuratissima selezione e lavorazione artigianale delle uve ma anche nella massima valorizzazione del terroir: dopo aver identificato i due cru più indicati, per ogni vino sono state studiate forme di allevamento, conduzioni e rese specifiche. L’approccio produttivo di Burato si discosta dunque dai dettami classici della cernita nella denominazione: per Burato è fondamentale distinguere le zone di produzione e coltivare ogni vigneto con tecniche agronomiche ben precise per ottenere un certo tipo di prodotto. Le modalità di coltivazione variano a seconda dall’andamento climatico e vengono adattate di volta in volta affinché il prodotto finale restituisca nel bicchiere ciò che il territorio in quella specifica annata è riuscito ad offrire.

Tra le meravigliose colline calcaree di questo pezzo di Valpolicella, Andrea Burato coltiva uve Corvina e Corvinone portando in bottiglia due vini che sono espressione pura ed autentica di questo territorio anticamente legato alla viticoltura, “la valle delle molte cantine”. Vini volutamente diversi, entrambi nati per evolvere e perdurare negli anni, che si accomunano nella complessità e nella struttura. Avvalendosi della consulenza di Damiano Peroni, Burato produce circa 6.000 bottiglie di Valpolicella Superiore e 3.500 bottiglie di Amarone Riserva, dando un impulso nuovo al posizionamento di queste tipologie, a partire dal Valpolicella Superiore che, realizzato da sole uve fresche, rappresenta il protagonista principale di questo racconto genuino ed identitario del territorio. Un Valpolicella di nuova concezione che, grazie al sorprendente equilibrio con le rotondità tipiche della denominazione, acquisisce la statura di un vino importante e dall’enorme potenziale di evoluzione.

Corvina e Corvinone vengono vinificati separatamente in tini troncoconici da 30 ettolitri e poi uniti in percentuali variabili di anno in anno in base all’andamento stagionale e ai parametri dei vini, per raggiungere il miglior equilibrio possibile tra acidi e zuccheri e garantire una continuità dello stile nelle varie annate. La macerazione a freddo prefermentativa fondamentale per l’estrazione dei profumi – che dura 5-6 giorni per il Valpolicella Superiore e 15 giorni per l’Amarone Riserva – è seguita da una fermentazione controllata a 20-25° e quindi da una post macerazione a caldo per l’estrazione delle componenti polifenoliche utili alla struttura ed all’invecchiamento.

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Il tempo gioca un ruolo decisivo soprattutto in cantina. Per Burato è infatti imprescindibile attendere con pazienza la corretta maturazione dei vini, concedendo loro una maggiore sosta in bottiglia anche quando si tratta della Doc: una scelta dettata da un metodo rigoroso e da un progetto preciso, che non perde mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza attraverso il rispetto della natura. L’affinamento prevede quattro anni in botte grande da 20 ettolitri di rovere francese più due in bottiglia per l’Amarone Riserva e tre in botte da 20 ettolitri di rovere europeo più due in bottiglia per il Valpolicella Superiore. Il risultato sono un Valpolicella Superiore inaspettato, in cui la freschezza e la sapidità dovuta al terreno si uniscono a struttura e persistenza, ed un Amarone verticale ed elegante di differente concezione rispetto all’approccio classico di morbidezza e sentori terziari.

L’esclusività dei vini firmati Burato Wines – che si collocano a tutti gli effetti nella fascia dei fine wines – si riflette anche nella presentazione degli stessi, in cui tutto è studiato per trasmettere al consumatore un senso di estrema eleganza e ricercatezza. Interessante ed emblematico per l’intrinseca volontà – ancora una volta – di far parlare il territorio è il logo: la B di Burato evoca le tipiche bifore venete che decorano la facciata della villa Orti Manara, manufatto del XIV secolo oggi sede dell’azienda, mentre la ‘punta’ a sinistra della lettera simboleggia la croce ubicata in cima al campanile dell’edificio storico e l’elemento romboidale a destra rappresenta, quasi a conferire un fascino magico al brand, una misteriosa chiave che dà accesso all’universo enologico di Burato.

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