Per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP lo scorso anno si è chiuso con un importante record in termini di produzione, un grande risultato per una delle eccellenze italiane.

L’Aceto Balsamico, uno dei prodotti italiani di grande qualità imitato da tutto il mondo, è un tipo di aceto agrodolce i cui inconfondibili aromi sono dovuti alla scelta delle uve, al processo di invecchiamento in botti di legno differente e ad una serie di criteri di produzione che variano in base alla diversa tipologia come : l’Aceto Balsamico di Modena IGP, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP.

L’Aceto Balsamico di Modena IGP secondo disciplinare deve essere prodotto nelle Province di Modena e Reggio Emilia con mosti di uve Lambrusco, Sangiovese, Trebbiani, Albana, Ancellotta, Fortana, Montuni. Il tempo di invecchiamento è di 2 mesi. E’ il meno pregiato, ed è ricavato da mosti d’uva fermentati, con aggiunta di aceto invecchiato e aceto di vino, e affinato in legno,

Il disciplinare per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP come materie prime accetta solo uve Lambrusco, Ancellotta, Trebbiano, Sauvignon, Berzemino, Sgavetta e Occhio di Gatta. Deve trattarsi di vitigni coltivati solo nel territorio della Provincia di Modena e iscritti alle Denominazioni d’Origine Controllata. Minimo 12 Anni per l’affinato e 25 Anni per l’extravecchio. Non è permessa l’aggiunta di aceto.

Le differenze tra Aceto Balsamico Tradizionale DOP di Reggio Emilia e quello DOP di Modena sono sostanzialmente nelle province di produzione: le tipologie di vitigno ammesse sono le stesse Lambrusco, Ancellotta, Trebbiano, Sauvignon, Berzemino, Sgavetta e Occhio di Gatta. Uguale è anche il procedimento di invecchiamento minimo 12 anni e le affinazioni così come la prescrizione di non aggiungere nessun altra sostanza o aroma oltre al mosto d’uva cotto.

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In merito all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP si chiude con un clamoroso segno più l’anno 2022 in termini di bottiglie certificate, che rispetto al 2021 hanno registrato un ulteriore incremento del 43%, addirittura migliorando il già lusinghiero +30% dello scorso anno rispetto al precedente. Il Consorzio Tutela ha reso noto che sono state 145mila le confezioni certificate dalla filiera dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP: un segnale di ulteriore incoraggiamento per il comparto, dopo i difficili anni contraddistinti dalla pandemia.  

“I circa 250 produttori del territorio – commenta il Presidente del Consorzio Enrico Corsini – insieme detengono nelle loro acetaie circa 3 milioni di litri di prodotto in invecchiamento. Una produzione quantitativamente limitata, che unitamente ai grandi investimenti necessari per installare e gestire una acetaia e la lunghezza dell’invecchiamento ne fanno un prodotto esclusivo e di grande pregio, dall’elevato valore non solo economico (può arrivare fino a mille euro al litro) ma altresì valoriale per l’importante bagaglio di storia di cui si fa portatore”.  

 Il 2022 è stato anche l’anno in cui il Consorzio ha avviato la pratica per il riconoscimento dell’omonimo Distretto del Cibo per la promozione e lo sviluppo del prodotto di riferimento, la valorizzazione della filiera e della cultura e tradizione del territorio. Ad oggi è avvenuta l’approvazione del regolamento e l’inoltro alla Regione Emilia Romagna della domanda di affidamento. Lo step successivo sarà il riconoscimento del Distretto, così che il Consorzio vedrà ampliarsi le proprie competenze e potrà partecipare ai bandi nazionali per i contributi per la promozione e lo sviluppo del settore dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. 

Relativamente alle attività di tutela e soprattutto di vigilanza il Consorzio di Tutela ogni anno predispone un vero e proprio programma in collaborazione con l’Ufficio Repressione Frodi, e si avvale anche di un Agente Vigilatore di Pubblica Sicurezza che si occupa di verificare la rispondenza dei prodotti sul mercato ai disciplinari di produzione e alla sorveglianza su prodotti similari, come i tanti “condimenti balsamici” ingannevoli per il consumatore.

Fonte: Federvini

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