Sulla mappa del mercato mondiale del vino, la Thailandia è il Paese del Sud Est asiatico che possiede un potenziale tutto da scoprire, a partire da un consumo medio di alcolici importante, con la birra a farla da padrone mentre il vino, ad oggi, vale appena l’1% con i rossi in vetta.

La Thailandia è un grande consumatore di alcolici il cui mercato è dominato in gran parte dalla birra, che genera il 73% del consumo. È anche un centro importante per gli spirits, che rappresentano il 26% dei consumi. I vini hanno un posto molto più piccolo, l’1% dei volumi. In termini di proporzioni demografiche e area, la Thailandia ha somiglianze con la Francia, ma il consumo di bevande alcoliche riguarda solo 16 milioni di abitanti, ovvero il 23% della popolazione.

Il mercato del vino è caratterizzato da una larga dominanza dei consumi di vini rossi, che nel 2021 hanno occupato l’85% dei volumi di vendita di vini di tutte le origini nel Paese. Gli spumanti occupano solo il 3% dei volumi, mentre i bianchi sono fermi al 10%. Nonostante le quantità ancora ridotte, i vini bianchi e rosati offrono interessanti potenzialità di sviluppo, con la tendenza in atto di consumi meno tradizionali, più giovani e ricreativi. Con il 28% dei volumi di vino venduti nel 2021, l’Australia precede la Francia, storica leader che controlla il 18% dei volumi, a pari merito con il Cile.

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La Francia è stata superata dall’Australia anche in valore, occupando il 25% della quota di mercato. Il Paese sta finalmente riaprendo al turismo dopo una crisi Covid che ha chiuso le frontiere e colpito pesantemente le importazioni di vino, ma le presenze sono ancora ben al di sotto dei 40 milioni di visitatori annui che la Thailandia ha accolto nel 2019.

Nonostante le misure del governo volte a ridurre gli effetti nocivi dell’alcol, le previsioni economiche propendono per una crescita media del consumo di vino di circa il 7,7% all’anno entro il 2026. Le importazioni di vini e spirits sono riservate alle società di nazionalità thailandese, munite di licenza rilasciata dal dipartimento delle accise. Per ogni lotto importato è necessario ottenere un permesso di importazione, con approvazione delle menzioni in etichetta da parte dello stesso dipartimento. Le vendite e la pubblicità online sono vietate.

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