Vivere gli spazi naturali ed aperti e al contempo enogastronomici anche nei periodi invernali è uno dei maggiori trend del turismo enogastronomico 2024 che viene segnalato da Roberta Garibaldi.

“La grande voglia di varietà da parte dei turisti, ma anche di vivere gli spazi naturali ed aperti e al contempo enogastronomici: come ci mostrano i dati della “La grande voglia di varietà da parte dei turisti, ma anche di vivere gli spazi naturali ed aperti e al contempo enogastronomici: come ci mostrano i dati della European Travel Commission, gli europei, anche nei periodi invernali, mettono al vertice questi due aspetti tra gli stimoli che possano invogliarli ad intraprendere il viaggio, ad ulteriore conferma della loro importanza, ormai, come motivazione di viaggio per dodici mesi all’anno”.

Sono questi per Roberta Garibaldi, autrice del “Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Italia”, i principali trend del turismo enogastronomico nel 2024, un asset strategico per il Belpaese e per i territori del vino e del cibo, che muove, in media e secondo le stime, 14 milioni di turisti per un fatturato di 2,5 miliardi di euro. Il 2023 è stato un anno importante per molti territori, altri hanno un pò sofferto, per cui l’andamento è stato a macchia di leopardo. Si è avuta una forte crescita dei turisti internazionali e quindi i territori più proiettati ad accoglierli hanno registrato dati molto positivi, ma c’è stata anche una quota di italiani ed europei che non ha potuto viaggiare per l’aumento dei costi, dell’inflazione e delle difficoltà conseguenti sul lato economico.

Per la professoressa di Tourism Management dell’Università di Bergamo, il focus per il futuro del settore “deve essere spostato sul tema delle risorse umane, asset strategico del nostro turismo, nel quale si dovrebbero meglio definire le figure professionali, puntare a valorizzare i talenti, ad attrarli verso il settore e ad avviarli a dei percorsi formativi adeguati”. Sarebbe altresì interessante cominciare a pensare ad una guida specializzata per compiere i percorsi enogastronomici e che possa abbracciare anche coloro che abbiano conoscenze e competenze integrate, dall’agraria al turismo per esempio, tali da poter accompagnare i turisti tra cantine, oleifici, frantoi e così via.

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La ristorazione resta la principale fonte di attrazione per il turista, a prescindere dalla sua nazionalità. Tuttavia emergono varie differenze nell’approccio all’esperienza tra italiani, statunitensi, francesi, britannici, canadesi, messicani e cinesi, con gli stranieri più interessati alla ristorazione gourmet. Gli italiani in vacanza sono particolarmente predisposti a visitare mercati contadini e fiere agricole e a frequentare i food festival rispetto al turista straniero. La visita ad un’azienda agricola è un’esperienza provata dal 28% degli italiani in vacanza. Il risultato è più alto della media ma non arriva al picco registrato tra i cinesi che, in questo caso, svettano nella graduatoria internazionale con il 40% delle risposte affermative, il doppio rispetto agli americani e dei canadesi (20%) e quasi il triplo rispetto ai britannici (14%).

Infine, la partecipazione alle lezioni di cucina: pochi sono gli italiani che vi partecipano nei loro viaggi in Italia e all’estero (6%). Valori bassi anche tra le altre nazionalità, con il picco minore tra i turisti Usa (8%) e massimo tra francesi e cinesi (12%)., gli europei, anche nei periodi invernali, mettono al vertice questi due aspetti tra gli stimoli che possano invogliarli ad intraprendere il viaggio, ad ulteriore conferma della loro importanza, ormai, come motivazione di viaggio per dodici mesi all’anno.

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