Secondo quanto riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore” l’Italia conquista la fetta dei mercati internazionali con le bottiglie da collezione passando dall’1% al 16% in soli dieci anni.

Giusto qualche mese fa, infatti, in Borgogna all’asta dei vini pregiati è stato battuto il contenuto di una barrique, equivalente a circa 300 bottiglie, ad un prezzo di 800 mila euro. Una nuova frontiera, questa, per i risparmiatori che hanno focalizzato nella ottimizzazione della valutazione qualitativa di un vino di pregio un target a cui puntare e da cui trarre nel tempo generoso profitto. Un record che vede una nuova regione primeggiare: l’Italia appunto.

Solo dieci anni fa erano le bottiglie francesi a dominare la scena del mercato. Oggi i vini italiani si trovano ad “esibirsi” nelle aste internazionali più importanti, anche se ad oggi non esiste una bottiglia-totem che sia di indiscusso riconoscimento qualitativo e che abbia un prezzo eccezionale che esca fuori dai quotidiani raffronti.

Siamo dietro solo a Bordeaux e Borgogna quanto a transazioni a paradigma mondiale. A far da traino è la Toscana che rappresenta ben il 50% delle etichette. A seguire Piemonte (40%) e poi tutte le altre regioni. Il passaggio dall’1% al 16% ha riveduto e corretto gli assesti delle transazioni internazionali e l’Italia è adesso felicemente protagonista del club delle bottiglie di pregio.

E non è una coincidenza se Oeno Group, la società che opera investimenti nel vino in ambito planetario, dopo Londra, Madrid, New York, Bordeaux e Monaco, ha aperto una filiale a Siena ingaggiando tra le sue fila Gabriele Gorelli, ad oggi l’unico Master of Wine italiano.

«Assistiamo ad un grande incremento di richiesta del vino italiano che sta acquisendo la storicità di quello francese – afferma Gorelli. Vediamo un grande fermento perché in Italia sta aumentando la consapevolezza del valore di bene rifugio del vino pregiato. È un investimento concreto che garantisce rendimenti elevati. Del resto quando esce dalla cantina il vino non ha ancora raggiunto il picco qualitativo. Lo farà solo nel corso degli anni e ne occorreranno almeno cinque».

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