Giuseppe Bursi

Giuseppe Bursi nel 2017, un po’ a sorpresa, fu nominato presidente di Cantine Settesoli.

Agronomo, dirigente dell’Assessorato Regionale Agricoltura, si è occupato per anni di viti e di vino, uno per cui le misure, i regolamenti, le norme dall’Europa alla Sicilia  per lui non avevano segreti. Dal 2021 è in pensione per cui a tempo pieno si occupa di questo colosso, che come tutte le imprese di rilievo, non è facile dirigere.

Settesoli, una delle due più grandi cantine siciliane, una cooperativa forte di 2.000 soci, 6.000 ettari di vigneti, 346.000 q di uve, 24 milioni di bottiglie, fondata nel 1958 con cantina principale e sede a Menfi (Ag). La prima a puntare non sulla quantità ma sulla qualità grazie all’illuminata presidenza di Diego Planeta negli anni a cavallo dei due secoli. Nel 2017, un po’ a sorpresa, fu nominato presidente Giuseppe Bursi, agronomo, dirigente dell’Assessorato Reg. Agricoltura, che si è occupato per anni di viti e di vino, uno per cui le misure, i regolamenti, le norme dall’Europa alla Sicilia non avevano segreti. L’abbiamo intervistato.

Cosa rappresenta Settesoli per il suo territorio sociale?

È forse il principale motore economico in 9 comuni di 3 provincie, con vigneti anche abbastanza lontani da Menfi perché nel tempo ed oggi remunera adeguatamente i conferitori. La situazione economica della cooperativa è solida con bilancio esaminato da una primaria banca europea, di norma paghiamo le uve con una media del 15% in più, primato che cerchiamo di mantenere

Come è andato per Settesoli il periodo della pandemia?

Settesoli, come brand che va solo nella grande distribuzione, è andata bene, come molti del resto, con ottimi incrementi rispetto al 2019; la gente beveva a casa non potendo andare in enoteca o al ristorante, anzi compensava bevendo qualche calice in più. In compenso Mandrarossa, il nostro marchio che fa solo HoReCa, ha perso oltre il 20%

Quest’anno si è ripresa la normalità?

Nel 2022 abbiamo prodotto circa 240.000 hl di vino di cui ne confezioniamo circa il 65%, il resto lo vendiamo sfuso a imbottigliatori. Come detto paghiamo di più le uve perché sono di ottima qualità, di conseguenza anche il vino sfuso ce lo facciamo pagare con discreti margini, si arriva a vendere anche a € 1,50/litro, con media di € 1,10 litro. Il nostro sfuso è richiesto e magari, sotto altre etichette, vince premi!

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Che tipo di ripresa si manifesta dopo la pandemia?

Il marchio Settesoli, che a proposito sta avendo un profondo restyling del packaging, cambiando anche i vetri, ha subito un  . Purtroppo a causa della situazione economica, inflazione, guerra, aumenti di tutti i costi, il mercato generale del vino nella Gdo scende di un 8%, noi invece saliamo del 10%, quindi in controtendenza col mercato, questi sono dati aggiornati di bilancio a fine maggio. Per Mandrarossa invece i dati li dobbiamo paragonare col 2019. Quando sono arrivato in azienda ho trovato Mandrarossa che vendeva ma a prezzi molto bassi. Si sta lavorando a fare conoscere ed apprezzare il brand fuori dall’Isola. Ho rafforzato quindi la rete di vendita e sto puntando molto sulla sua rivalutazione anche organizzando eventi di presentazione delle nostre etichette in giro per l’Italia e nell’accoglienza, specie di addetti al lavoro, nella Mandrarossa Winery. La considero la mia scommessa perché ritengo che il successo del marchio Mandrarossa non può che far bene anche a Settesoli, oltre a portare più marginalità e più guadagni. Per fortuna alcuni vini vincono prestigiosi premi e questo aiuta tanto nel far conoscere il marchio.

Mandrarossa Winery

Quali sono le etichette dei 2 marchi che danno il maggior fatturato?

Per Settesoli sono il Nero d’Avola e il Syrah, per Mandrarossa i varietali Chardonnay e Grillo. In totale si vendono oltre 700 mila etichette di Nero d’Avola. Poi Settesoli-Mandrarossa ormai è famosa per i suoi vitigni di nicchia, in totale abbiamo 36 varietà, che noi sperimentiamo e culliamo: Vermentino, Chenin Blanc, Viognier, Fiano, Sauvignon Blanc, Petit Verdot, i principali, e di queste vendiamo almeno oltre 20.000 bottiglie ciascuna.

Come vanno i mercati nazionale ed estero?

Settesoli cresce su entrambi, siamo sul 55% all’estero, 45% in Italia; Mandrarossa che va al 40% all’estero concluderà l’anno alla pari con l’anno scorso, gli aumenti e le crisi non permettono altro.

Inflazione, guerra, aumento dei costi, che contromisure state prendendo?

Abbiamo già realizzato impianti solari sulle coperture. Abbiamo 3 Cantine, 2 a Menfi e una a Santa Margherita Belice; abbiamo cercato di ridurre i costi di gestione in tutti i modi. Nella Gdo non si possono aumentare i prezzi quando si vuole perché si va avanti con contratti già sottoscritti e che si possono ricontrattare solo alla scadenza.

Calamossa Rosè

Quali sono i vini più nuovi?

Quest’anno è uscito il Calamossa Rosè, un rosato frizzante Terre Siciliane Igt da uve autoctone a bacca rossa, un vino moderno, vivace, beverino di cui abbiamo confezionato un primo lotto da 20.000 bottiglie, mentre di suo fratello Calamossa bianco che esiste da 3 anni, già facciamo 70.000 esemplari. Purtroppo i frizzantini siciliani in genere hanno mercato solo nell’isola forse perché fuori si scontrano con i Prosecco. Concludo sottolineando che Settesoli-Mandrarossa, in un periodo molto difficile, si salva con onore quando il mondo delle cantine specie sociali è ormai in crisi con molto invenduto tanto che si chiede con forza e sicuramente si otterrà la distillazione di crisi con 250.000 hl mentre le giacenze nazionali ormai raggiungono e superano il milione di ettolitri.

Allora mi rivolgo all’ex dirigente regionale, cosa si potrebbe fare?

Veramente una misura ci sarebbe già in vigore ed è la vendemmia verde, che però non si adotta, ma il motivo me lo tengo per me. Altro motivo, ci sono ancora molte cantine che si basano sullo sfuso, e quando questo, per i vari motivi detti, va in crisi spuntano i dolori. Finora sono state serbatoio di vino per i grandi gruppi dell’alta Italia e dell’estero. Purtroppo l’altro rimedio sarà l’abbandono di migliaia di ettari di vigneti, non converrà coltivarli.

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