Come altre Denominazioni italiane, anche la Doc Prosecco si prepara a valorizzare le peculiarità del suo sterminato territorio compreso tra le regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, introducendo le unità geografiche aggiuntive (uga).

Il maxi-distretto, che nel 2023 ha sfornato 615 milioni di bottiglie, contro 638 mln del 2022, potrebbe presto mettere mano al disciplinare di produzione, provando a segmentare il territorio per evidenziare, e raccontare meglio, le sfumature territoriali. Il progetto è ambizioso.

Per ora, sembrano essere quattro gli areali individuati per questa rivoluzione, che avrà dei risvolti sul futuro della Doc e uno scopo molto preciso: migliorare la percezione qualitativa del Prosecco, dare maggiore valore alle produzioni, incrementare gli elementi e i contenuti del racconto della Denominazione a fronte di un consumatore molto più esigente che in passato sia in Italia sia all’estero.

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L’argomento potrebbe trovare spazio di discussione già all’assemblea dei soci di febbraio, assieme ad altre novità allo studio, che riguardano più informazioni in etichetta su produttori e imbottigliatori delle bollicine del Nord-Est. Assieme al Presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc, Stefano Zanette, il settimanale Tre Bicchieri ha provato a fare il punto sia su un 2023 in cui, dopo anni consecutivi di crescita, il Prosecco ha sofferto la congiuntura economica, sia sulle prospettive e i piani promozionali del 2024, fino al difficile rapporto coi ‘falsificatori’ australiani e ai progetti su sostenibilità e ricerca.

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