Di moda da circa dieci anni, l’affinamento di alcolici in botti che hanno contenuto in precedenza altri alcolici (finitura in botte) alimenta la domanda tanto quanto la valorizzazione delle botti adoperate per il vino, senza tuttavia che ci siano garanzie reali per l’acquirente (se non un contratto fiduciario).

Per professionalizzare un mercato che utilizza la sua indicazione geografica, la Denominazione Sauternes e Barsac ha lanciato lo strumento “Sauternes Cask” (o botte di Sauternes) per certificare che una botte usata ha effettivamente contenuto un vino dolce AOC durante almeno un ciclo di invecchiamento, prima di essere utilizzata per un “finishing” (cognac, whisky, rum… ma anche birre).

La certificazione “Sauternes Cask” richiede due visite da parte di un ente certificatore per ogni botte che desidera beneficiare del QR Code identificativo. Durante la prima visita, l’ispettore identifica la botte come trovata nelle cantine di una tenuta della zona AOC e contenente un vino dolce. Dopo almeno sei mesi, il secondo valida l’autenticazione verificando che queste caratteristiche non siano cambiate.

LEGGI ANCHE: 20 vini leggendari che non possono mancare nella vostra cantina, c’è un italiano

Rispetto al classico e poco valorizzato riutilizzo delle botti usate per il giardinaggio o la decorazione, la rivendita ai produttori di spirits che desiderano esibire una finitura consente di rendere effettivamente redditizia una botte. Si stima che questa tipologia di riuso permetta di rivalutare un barile a poco meno della metà del suo prezzo d’acquisto.  

© Riproduzione riservata